Detartrasi o ablazione del tartaro

detartrasi o ablazione del tartaroLa detartrasi o ablazione del tartaro consiste nell’eliminazione meccanica dei depositi di tartaro sopragengivale e sottogengivale attraverso l’utilizzo di strumenti odontoiatrici manuali, curettes e scalers, con i quali si procede alla raschiatura della parte degli elementi dentali nascosta dal bordo gengivale (colletto) e della superficie dei denti per rimuovere placca e tartaro.

Agli strumenti manuali si aggiungono quelli motorizzati o ad ultrasuoni.

Strumenti per l’ablazione del tartaro

Gli strumenti utilizzati dal dentista e dagli igienisti dentali per la detartrasi sono, come abbiamo detto in apertura, manuali ed a ultrasuoni:

Curettes o Scalers

Le curettes, da cui il termine utilizzato in passato curettage, sono costituite da un manico in acciaio che termina con una punta a lama molto tagliente con la quale si effettua la raschiatura dello smalto del dente senza però scalfirlo;

Ultrasuoni

L’ablatore ad ultrasuoni è uno strumento dotato di particolari punte intercambiabili che permettono di raggiungere il tartaro sottogengivale. La punta, mossa dal micromotore compie un movimento vibratorio (fino a 20.000 vibrazioni al minuto) e riesce a rimuovere il tartaro senza danneggiare i tessuti circostanti.
L’utilizzo delle curettes o dell’ablatore ad ultrasuoni dipende dall’operatore anche se molti di loro preferiscono utilizzarli entrambi per eliminare più materiale possibile.

Detartrasi sopragengivale

La detartrasi sopragengivale elimina le concrezione di tartaro che è possibile vedere anche ad occhio nudo o con l’aiuto di un specchietto da dentista per le superfici interne. Si tratta di calcificazioni dal colore giallo o marroncino (la pigmentazione dipende anche dalle abitudine del paziente: caffè, the, fumo di sigaretta etc.).

Questo tipo di concrezioni, oltre a rovinare l’estetica del sorriso comportano una forte alitosi poiché l’aria espirata passa attraverso il tartaro ristagnante, si impregna di esalazioni chimiche che è possibile misurare con appositi strumenti (Halimeter) e si libera nell’aria arrivando alle narici del nostro interlocutore.

Per l’ablazione del tartaro sopragengivale non è necessario alcun tipo di anestetico poiché gli strumenti adoperati non toccano ne le gengive ne i nervi bensì solo lo smalto dei denti.

Detartrasi sottogengivale

La detartrasi sottogengivale (fino a 3 o 4 mm sotto il bordo gengivale), a livello del colletto, mira a rimuovere il tartaro che si è accumulato poiché le manovre di igiene orale domiciliare non hanno rimosso la placca che si è così mineralizzata.

La detartrasi sottogengivale mira a ripristinare lo stato di salute dei denti, a combattere la gengivite, a prevenire la parodontite e la formazione di tasche gengivali all’interno delle quali i batteri si annidano e, indisturbati, penetrano in profondità andando ad intaccare tutte le componenti del parodonto fino ad arrivare all’osso alveolare determinandone il riassorbimento quindi la mobilità del dente fino alla sua naturale caduta od estrazione.

In questo caso le procedure di detartrasi si effettuano previa anestesia locale che può essere anche in gel o spray ad uso topico.

Perché rimuovere il tartaro ?

La detartrasi è utile per diversi aspetti:

  • E’ un rimedio contro l’alitosi persistente;
  • Previene la formazione di carie e pulpite;
  • Elimina l’infiammazione gengivale;
  • Previene patologie parodontali come la gengivite e parodontite;
  • Interrompe la sinergia esistente tra la parodontite e le malattie cardiache o il parto prematuro;
  • Previene la caduta dei denti;
  • Previene il riassorbimento dell’osso alveolare (fondamentale in caso di ricorso all’implantologia).

Maggiore sensibilità dentale dopo detartrasi

Molti pazienti, dopo la detartrasi, accusano una maggiore sensibilità dentale che tende ad affievolirsi giorno dopo giorno fino a scomparire del tutto dopo circa un paio di settimane ma che durante questo lasso di tempo provoca un disagio da alcuni mal sopportato.

Perché in seguito alla detartrasi i denti sono più sensibili ?

Innanzitutto, l’accumulo di tartaro a livello del colletto (l’attaccatura tra smalto e cemento radicolare) provoca una costante infiammazione delle gengive che, a lungo andare, tendono a ritrarsi (recessione gengivale) lasciando scoperta la parte di dente chiamata appunto cemento radicolare che, non essendo meno resistente dello smalto, permette agli stimoli caldo/freddo di raggiungere la parte innervata del dente (la polpa) attraverso i tubuli dentinali.

Eccessivi accumuli di tartaro creano, nel tempo, una sorta di copertura del dente che lo isola e lo rende meno sensibile quindi, andando rimuovendo tali concrezioni con la detartrasi, il paziente ha la sensazione che i suoi denti risultino maggiormente sensibili cosa che, in effetti, corrisponde al vero anche se sarebbe meglio dire che la sensibilità sta tornando alla normalità.

Accorgimenti dopo la detartrasi

Dopo la seduta di detartrasi o ablazione del tartaro è consigliato seguire alcuni suggerimenti:

  • Evitare di assumere bevande o cibo molto dolce nell’immediato post seduta;
  • Evitare di fumare per almeno due ore;
  • Se le gengive sono particolarmente sensibili a causa delle manovre poste in essere dall’operatore, nei giorni successivi è opportuno utilizzare uno spazzolino con setole morbide per non irritarle maggiormente;
  • Evitare lo sfregamento dei tessuti molli con il filo interdentale o lo scovolino;
  • Utilizzare dentifricio per denti sensibili;
  • Usare un colluttorio per denti sensibili e gengive irritate ma solo limitatamente al periodo di guarigione;
  • Per sfiammare le gengive e favorire il processo di guarigione si possono eseguire dei risciacqui con acqua e sale oppure acqua e olio essenziale di melaleuca (ne bastano poche gocce in un bicchiere di acqua);

Trattamenti associati

Nel paragrafo dedicato alla detartrasi sottogengivale abbiamo visto che i batteri possono nascondersi in tasche da essi stessi create ed andare, così, ad intaccare sia il tessuto molle che il cemento delle radici di denti (detto anche radicolare). Se le tasche gengivali sono già in essere così come l’attività dei batteri al loro interno, la detartrasi non è sufficiente ed il dentista deve decidere se procedere con la levigatura radicolare per asportare sia il cemento imputridito che il tessuto molle necrotico.

Un po’ di chiarezza circa i termini utilizzati

Per fare un po’ di chiarezza circa i termini che spesso incontriamo su riviste od altri siti Internet, teniamo a precisare che, la detartrasi è la procedura che elimina meccanicamente il tartaro; essa costituisce la fase più lunga in termini di tempo della pulizia denti professionale fatta dal dentista oppure anche dall’igienista dentale. Più in generale, l’igiene orale professionale ingloba la pulizia denti nel contesto della quale si effettua anche, ma non solo, la detartrasi o ablazione del tartaro.

Detartrasi su Wikipedia