Dentifricio

dentifricio a striscieIl dentifricio è un prodotto per la pulizia quotidiana dei denti che si presenta sotto forma di pasta, gel o liquido e viene utilizzato unitamente allo spazzolino per: aiutare a rimuovere la placca batterica; scopo terapeutico contro l’alitosi; rinforzare lo smalto dei denti (fluoro) mantenere l’equilibrio della flora batterica della bocca (clorexidina e triclosan) coadiuvare l’azione curativa di gengivite e delle gengive infiammate.

Ci teniamo a sottolineare che l’utilizzo del dentifricio non è obbligatorio e che esso non ha alcun potere nella rimozione della placca dentale se non utilizzato con lo spazzolino da denti manuale o spazzolino elettrico se si preferisce a cui deve seguire la pulizia interprossimale con il classico filo interdentale.

Qual è l’etimologia della parola dentifricio ?

Dentifricio deriva dal sostantivo latino dentifricium a sua volta composto dalla parola dens dentis, dente e da fricio ovvero il verbo latino fricare che vuol dire strofinare da cui strofinare i denti.

Ingredienti e composizione

In commercio, nelle farmacie, parafarmacie e supermercati, esistono diverti tipi di dentifricio ma, con riferimento agli ingredienti ed ai composti di base di un dentifricio ad uso generico, possiamo notare che quasi tutti i prodotti in commercio presentano più o meno le stesse sostanze con qualche piccola differenza nelle dosi.

Un comune dentifricio, oltre all’acqua, che è l’elemento principale e che si trova in maggiore quantità, presenta, di norma, le seguenti sostanze:

Sostanze tensoattive (schiumogene)

Dire “tensioattivo” sembra una gran parolona, in realtà le significa che sono detergenti e che creano la schiuma che vediamo e percepiamo in bocca quando utilizziamo lo spazzolino con il dentifricio per spazzolare i denti. I componenti tensioattivi nei dentifrici svolgono anche la funzione di amalgamare altri ingredienti presenti che, per natura, non sono solubili in acqua.

Il più comune elemento tensioattivo è il sodio laurilsolfato che la sigla SLS e non è utilizzato solo nella composizione dei dentifrici bensì esso ha un largo impiego nell’industria cosmetica infatti non è raro riscontrarne la presenza anche in shampoo e schiume da barba.

Sostanze abrasive

Possiamo pensare alle sostanze abrasive come a dei microscopici granelli di sabbia che, sfregati contro le superfici dei denti, riescono a sgretolare la placca che viene rimossa dall’azione meccanica delle setole dello spazzolino. Gli abrasivi riescono anche a ripulire i denti dalle macchie più superficiali ed in maniera indiretta sono considerati anche sbiancanti proprio perché, smacchiando i denti, li riportano al loro colore naturale. Va detto, comunque, che essi non hanno la capacità di rendere i denti più bianchi, per raggiungere tale scopo è necessario affidarsi al dentifricio sbiancante o allo sbiancamento dei denti fatto dal dentista.

L’American Dental Association (acronimo ADA) ha creato l’indice di abrasività in base alla quale un dentifricio può essere catalogato ed il consumatore aiutato a capire come orientarsi nell’acquisto del dentifricio più adatto alle sue esigenze. Tale indice di abrasività viene espresso tramite la scala RDA (ovvero Relative Dentin Abrasivity) che ha valori che vanno da 60 a 200 e che classificano i dentifrici in commercio in quattro fasce ben distinte:

  • Dentifricio a bassa abrasività (da 60 a 70);
  • Dentifricio a moderata abrasività (da 70 a 100);
  • Dentifricio a media abrasività (da 100 a 120);
  • Dentifricio ad alta abrasività (da 120 a 200).

Per un soggetto sano, senza particolari problemi ai denti od alle gengive, il consiglio dell’ADA è quello di utilizzare, nel quotidiano, un dentifricio a bassa o moderata abrasività (con indice non superiore ad 80) per evitare che, nel tempo, i microgranuli che svolgo la funzione abrasiva appunto vadano a rovinare lo smalto della corona creando microfratture da cui l’esposizione del dente stesso a carie oppure a ipersensibilità dentinale

Le persone che, invece, sono già ben consapevoli di soffrire di mal di denti a causa di denti sensibili, di colletti scoperti per recessione gengivale oppure a causa della dentina esposta, dovrebbero indirizzarsi verso dentifrici a bassa azione abrasiva o, ancora meglio, con un indice inferiore al minimo indicato dalla RDA ed utilizzare uno spazzolino a setole morbide o medie (mai dure).

Fluoro

Nel dentifricio il fluoro svolge è un’azione molto importante contro la carie e lo fa in due modi differenti: primo combatte i batteri patogeni che compongono la placca batterica riducendone il numero; secondo, contribuisce, con i suoi ioni a rafforzare lo smalto dei denti rendendolo più resistente agli attacchi corrosivi degli acidi prodotti dalla metabolizzazione degli zuccheri da parte degli agenti cariogeni.

Diversamente da quanto visto per il potere abrasivo, il fluoro contenuto nel dentifricio può essere quantificato attraverso l’unità di misura “ppm” ovvero “parti per milione”.

Un dentifricio generico per adulti contiene tra le 1300 ed le 1500 ppm (parti per milione), quest’ultima cifra è anche il limite massimo consentito per legge.

Il dentifricio per bambini di età sotto i 6 anni dovrebbe contenere meno di 500 parti per milione di fluoro affinché il bimbo stesso non incorra nel rischio di fluorosi che si manifesta con il cambiamento cromatico dello smalto dei denti ed in casi particolarmente gravi la patologia coinvolge a vario titolo anche le ossa.

Idrossiapatite

A differenza del fluoro che va a remineralizzare lo smalto dei denti rendendolo più forte, l’idrossiapatite crea una specie di pellicola artificiale sintetica attorno al dente che risulta più resistenti all’attacco degli acidi cariogeni e meno sensibile agli stimoli del caldo e del freddo (anche se non è possibile attribuire all’idrossiapatite la funzione di cura per i denti sensibili).

Triclosan

Il Triclosan è un potente antibatterico che, aggiunto al dentifricio, esercita la sua azione contro la placca, il tartaro ed aiuta anche a combattere l’alito cattivo.

A causa di tutta una serie di controindicazioni che sembrerebbero poter essere ricondotto all’utilizza di questo antibatterico, alcuni Paesi ne hanno bandito l’utilizzo, indicando al suo posto la clorexidina. A tutt’oggi però non esistono prove concrete che il triclosan sia il responsabile di patologie quali irritazione cutanea fino ad arrivare al tumore.

Aromi e coloranti

Gli aromi (la menta per gli adulti e la fragola per i bambini) ed i coloranti all’interno della composizione del dentifricio svolgono la sola azione di rendere il prodotto più accattivante dal punto di vista commerciale ma non hanno alcun effetto antiplacca, antitartaro o sbiancante.

C’è da dire, comunque, che il sapore di menta incrementa la sensazione di freschezza e pulizia e quello di fragola rende le operazioni di pulizia dei denti un po’ più gradita ai più piccoli.

Conservanti

Il dentifricio viene venduto sigillato e con data di scadenza. Nel momento in cui lo apriamo per utilizzarlo, esso viene a contatto con l’aria quindi senza i giusti conservanti esso non manterrebbe le proprietà iniziali e comincerebbe a deteriorarsi prima del tempo.

I conservanti più utilizzati nella produzione di dentifricio sono i parabeni.

Come agisce il dentifricio generico

L’azione del dentifricio generico è molto semplice, basta metterne una piccolissima quantità sulle setole dello spazzolino e cominciare a spazzolare i denti nel modo corretto. A contatto con la saliva e l’acqua gli schiumogeni cominciano a creare schiuma e gli aromi a rilasciare in bocca gradevoli sapori, nella maggior parte dei casi menta.

Bisogna fare attenzione a non utilizzare una quantità eccessiva di dentifricio poiché esso creerebbe troppa schiuma e si sarebbe costretti a sputare nel lavandino la quantità in eccesso interrompendo la sequenza corretta di spazzolamento.

Azione del dentifricio medicato

Il fluoro contenuto nel dentifricio libera ioni che tendono a saldarsi allo smalto del dente rinforzandola.

L’idrossiapatite crea una pellicola di difesa attorno al dente proteggendola dagli attacchi dei batteri patogeni e cariogeni.

Gli antibatterici per eccellenza come la clorexidina ed il triclosan, invece, tendono a penetrare nei tessuti molli e ad essere rilasciati nell’arco delle 8/12 ore successive ponendo in essere una vera e propria azione battericida a lunga durata ed a mantenere l’equilibrio della flora batterica nel cavo orale.

Raccomandazioni

L’utilizzo del dentifricio è alquanto intuitivo, tuttavia ci sentiamo di riportare alcuni consigli che spesso per fretta o disattenzione vengono tralasciati:

  • Non ingerire il prodotto;
  • Non utilizzarne una quantità esagerata di dentifricio poiché creerebbe troppa schiuma la quale tende a far scivolare le setole dello spazzolino sulla placca;
  • Non tenere il prodotto alla portata dei bambini che potrebbero erroneamente ingerirne grandi quantità attratti dal sapore gradevole;
  • Non utilizzare dentifrici addizionati con clorexidina o triclosan per più di 2 o 3 settimane e, comunque, seguire le indicazioni del dentista.

Se, nonostante l’utilizzo del dentifricio per denti sensibili, il problema non accenna ad attenuarsi è bene recarsi dal dentista prima che la sintomatologia peggiori.
Non utilizzare per lunghi periodi il dentifricio ad alta azione abrasiva credendo di poter ottenere lo sbiancamento dei denti.

Conclusioni

La placca batterica è il vero grande nemico dei denti delle gengive e della salute di tutta la bocca quindi combatterla e tentare di eliminarne il più possibile equivale a conservare per lungo tempo i propri elementi dentali naturali sani e forti ed a posticipare il momento dell’estrazione dei denti o della parte che di essi rimane in bocca per sostituirli con impianti dentali e protesi fisse oppure con la classica dentiera.

Ricordiamo che le armi più potenti che abbiamo per mantenere la corretta igiene dentale sono lo spazzolino da denti ed il filo interdentale. Il dentifricio, il collutorio e l’idropulsore sono elementi complementari che aiutano nelle pratiche quotidiane per il mantenimento di una bocca sana ma non sostituiscono i primi descritti.

Ogni 6 o 12 mesi, dipende dalla personale propensione all’accumulo e sedimentazione di placca, è necessario effettuare la pulizia dei denti dal dentista (igiene orale professionale) poiché solo con gli strumenti a disposizione del medico o dell’igienista dentale è possibile eliminare il tartaro sopra e sotto le gengive e dalle tasche gengivali curando, così, gengivite e parodontite.

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